Azioni locali per una mobilità sostenibile

Azioni locali per una mobilità sostenibile

di Enrico Chiarini (01/01/2021)

Le emergenze climatiche e ambientali si possono affrontare a vari livelli. Il fatto che certi risultati si possono ottenere soprattutto agendo a livello internazionale e dei singoli governi, non giustifica il poco impegno talvolta dimostrato dai singoli e delle comunità locali che, anzi, devono sentirsi attori protagonisti.

Anche la Regione Lombardia, nella pubblicazione di inizio 2020: “Il clima cambia – cosa possiamo fare insieme?”, afferma che la sfida climatica enunciata dall’IPCC [1] “non può che essere affrontata in uno sforzo comune che affronti le cause di tale fenomeno, e cioè riducendo le emissioni dei gas climalteranti con un coinvolgimento di tutti gli attori disponibili a partire dai livelli di governo del territorio fino all’intera popolazione”.

Con il Quarto rapporto di valutazione [2] dell’IPCC è stato dimostrato che il mondo si sta “inequivocabilmente surriscaldando” a causa delle crescenti emissioni di gas serra.

Il Quinto rapporto di valutazione [3] dell’IPCC dichiarava che il 14% delle emissioni di gas serra sono state rilasciate dal settore trasporti.

Nella Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici [4], fra le proposte di azione nel settore trasporti, il governo italiano  il governo italiano indica il “riorientamento modale e pianificazione territoriale per ridurre la domanda di nuove infrastrutture e, di conseguenza, la vulnerabilità del sistema”. Tradotto significa: ridurre gli spostamenti con mezzi motorizzati individuali, più spostamenti con mezzi pubblici, a piedi e in bicicletta. Ovvero, meno auto di proprietà, meno auto in circolazione, strade più adatte alla mobilità attiva (piedi e bici), trasporto pubblico più efficiente.

Nel documento della Regione Lombardia si legge anche che, fra le principali tecnologie e pratiche di mitigazione attualmente disponibili sul mercato, oltre a una migliore efficienza dei mezzi di trasporto, si può agire sullo “spostamento modale dal trasporto su ruote al trasporto su rotaie e sistemi di trasporto pubblico; trasporti non motorizzati (bicicletta, a piedi); pianificazione dell’uso del territorio e dei trasporti”. E a ogni cittadino dice: “Scegli la bicicletta e i mezzi pubblici, specialmente per tragitti brevi e nei centri storici.”

Pianificare significa immaginare lo sviluppo, gli scenari di un territorio, secondo determinate logiche fra cui, appunto, una diversa ripartizione modale degli spostamenti e un riuso degli spazi (rigenerazione), ottenendo così una rilettura delle unità urbanistiche di vicinato e quartiere, così vicine al concetto di città “a minuti”.

La pianificazione deve essere però realistica, basata su obiettivi concreti; deve avere orizzonti temporali di breve, medio e lungo periodo; deve essere economicamente sostenibile; deve portare vantaggi socioeconomici alla collettività (misurabili e verificabili).

I governi locali devono redigere, secondo gli obblighi di legge, PGT, PGTU, PUT, PUMS, ecc., ma anche un Piano della rete degli itinerari ciclabili [5], piuttosto che un Biciplan [6].

Inoltre, i Sindaci, in qualità di autorità sanitarie locali, possono intervenire sulle modalità di circolazione per limitare i danni dovuti all’inquinamento e all’insicurezza stradale.

L’inquinamento è causa di molte morti premature, ma anche può anche essere una causa diretta di morte, come sentenziato a dicembre 2020 per il caso della bambina londinese Ella.[7]

In più, secondo la Società di medicina ambientale Sima, che ha pubblicato sul British Medical Journal, c’è una connessione tra la diffusione del Covid-19 e l’inquinamento atmosferico in Pianura Padana.[8]

Gli strumenti a disposizione delle Amministrazioni per intraprendere iniziative a livello locale sono molteplici, fra cui, l’estensione delle zone 30, il miglioramento della pedonalità e ciclabilità (percorsi pedonali, corsie ciclabili, piste ciclabili, …), la riorganizzazione della sosta, l’ampliamento di aree pedonali, favorire lo sharing, ecc.

“In ambito urbano, occorre recuperare il valore delle funzioni di tipo <trasversale> su quelle di tipo <longitudinale> della strada, e che la strada sia sempre di più concepita come un luogo multifunzionale”.[9]

“Punto di partenza per nuove strategie d’intervento a favore di una mobilità sostenibile è la convinzione che le politiche fondate sulle modificazioni dell’offerta vadano in gran parte affiancate da politiche basate sulla trasformazione della domanda che induce la produzione di flussi di traffico”.[10]

Queste scelte, realizzabili anche in tempi relativamente brevi e con costi contenuti, richiedono soprattutto coraggio politico e lungimiranza.

Non agire, non fare nulla, si rivela spesso la scelta peggiore.

[1] Organismo internazionale per la valutazione e lo studio degli impatti legati ai cambiamenti climatici, istituito dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep)

[2] https://www.ipcc.ch/report/ar4/syr/

[3] https://www.ipcc.ch/report/ar5/syr/

[4] https://www.minambiente.it/notizie/strategia-nazionale-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici-0

[5] Art.3 DM 557/99

[6] Art.6 L. 2/2018

[7] https://www.reuters.com/article/britain-airpollution-inquest/landmark-ruling-links-death-of-uk-schoolgirl-to-pollution-idUKL8N2IW3IB

[8] https://bmjopen.bmj.com/content/10/9/e039338

[9] Enrico Chiarini – Fiera delle Utopie concrete  – Firenze aprile 2004 –  “Mobilità sostenibile per la terra futura”

[10] Enrico Chiarini – Fiera delle Utopie concrete – Città di Castello ottobre 2004 – “Mobilità sostenibile nei centri urbani”

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